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Jean Dubuffet litografo (1944 - 1984)
Fu nel '43 a 44 anni, che Jean Dubuffet, abbandonando definitivamente il commercio di vino all l'ingrosso, decise di dedicarsi completamente alla pittura. Lo stesso anno, Dubuffet incontrò Jean Paulhan, allora direttore della N.R.F., perno della creazione letteraria francese, il quale lo introdusse nel cerchio delle sue amicizie, scrittori e poeti; in particolare Pierre Seghers, André Frénaud, Eluard, Francis Ponge, Henri Michaux... Nel giugno del '44, Paulhan presenta Dubuffet a Fernand Mourlot, da questo incontro nascerà una collaborazione prolifica ed un' amicizia rinnovata attraverso gli anni. Lo stage di Dubuffet da Mourlot ha come scopo principale di familiarizzare l'artista con la tecnica litografica. Poco a poco il progetto si amplifica e Dubuffet lavora per diversi mesi con grande impegno. Mourlot propose a Dubuffet di riunire le lito per dare il via al primo libro: Matière et mémoire, composto da 34 litografie, presentate da un testo lampante di Francis Ponge sollecitato per l'occasione. Testo ispirato che rimane una pietra miliare per la litografia: ...è nell'amore ancora, in un bacio, in una serie di baci, che la pietra è portata a sprigionare la sua memoria... Le moucheur, la plumeuse, Mme Swing, la mouleuse de café, Pianiste, ecco presentati gli uomini "comuni", sorpresi nelle loro banali attività quotidiane, alcuni tra i primi protagonisti dell'universo del padre del Art Brut. Ecco il piccolo teatro di Dubuffet.
... Sarà solo a partire dal 1953 che realizzerà il suo primo grande ciclo di stampe sciolte: Les Assemblages d'empreintes. L'artista s'impegna così tanto in questi lavori che cessa per un breve periodo di dipingere, è preso da una frenesia litografica che lo coinvolgerà per più di dieci anni, (Chat Furieux, Jeux et Travaux, La Fougère au chapeau...). I suoi giochi con l'inchiostro litografico si ramificano grazie a nuove sfide tecniche, in particolare la scoperta dalla carta da riporto che permette di trasferire sulla pietra frammenti ritagliati, assemblages fatti da più pezzi, per ricavarne un'immagine unica. Queste litografie sono spesso di piccole dimensioni e a tirature ridotte. I colori usati sono quasi sempre limitati ad ocre, marroni, gialli, colori della terra, colori dell' autunno. Se la tematica preponderante è la botanica, l'uomo vi è ancora presente a titolo di sagoma, in realtà sembra sciogliersi nel paesaggio oppure secernato dalle sue forme, dipinto dai suoi stessi colori. Dubuffet sin dagli inizi, cerca, usando il linguaggio specifico della grafica, di elaborare opere assolutamente originali non raggiungibili con altre tecniche. Con il sostegno di Mourlot, Dubuffet che non riesce a controllare il suo impeto, si procura il materiale necessario e si lancia nella creazione del proprio atelier che installerà a Parigi, poi a Vence. Ha un'idea geniale, costituire un gran numero di matrici litografiche di materie diverse, all'interno delle quali, poter ritagliare a piacere delle forme sovrapponendole in colori diversi, ottenendo così un'infinità di litografie possibili, secondo i suoi capricci, come un direttore d'orchestra che dirige tutti i suoi musicisti. Una ricerca concettuale completamente nuova e rivoluzionaria nell' ambito della grafica. L'impresa risulta così ardua che solo poche litografie saranno concepite in questo modo, strada facendo, invece, Dubuffet sarà così entusiasta di queste matrici che si appassionerà per esse e nascerà una sorta di enciclopedia delle materie naturali, origine dalla serie monumentale dei Phénomèmes, più di 300 litografie tra 1958 e 1960. Sarà lui stesso a spiegare, in un lungo testo, tecnico ma accattivante, la genesi del progetto e il suo dirottamento verso i Phénomènes. Le 300 litografie della serie sono stampate a pochi esemplari e raccolte in diversi album. Le lastre più riuscite saranno stampate sciolte a piccole edizioni, numerate, titolate e firmate a mano. I titoli, accuratamente scelti si riferiscono alla geologia, alla geografia, alla botanica, oppure all'acqua, all'aria, al fuoco, oltre ai paesaggi del pensiero.
... Parallelamente a questo progetto, a seconda dei nuovi incontri o delle opportunità editoriali, Dubuffet pubblicherà diversi libri o plaquettes: l'Homme du commun con un testo di Pierre Seghers, Vache bleue dans une ville, Quelques mots rassemblés pour Jean Dubuffet. Disegna su pietra i manifesti per annunciare le sue prime mostre; alla galleria Drouin nel '44, alla galleria André nel '45 e per Mirobolus nel '46. In totale, saranno più di sessanta pietre che Dubuffet disegnerà tra il '44 e il '45, trasformando il suo studio, come disse Lili sua moglie, in una specie di "negozio di monumenti funebri per un cimitero di cagnolini". La decisione presa dall'artista di organizzare alla galleria André, una mostra esclusivamente dedicata ai suoi lavori litografici, segna dal principio la sua volontà di dare un ruolo importante alla grafica accanto alla sua opera dipinta, scelta che merita di essere sottolineata. Sullo slancio di Matière et Mémoire, editato da Mourlot e stampato a solo 60 esemplari, Dubuffet intraprende una seconda serie di litografie dedicata ai muri, per accompagnare le poesie di Guillevic. La materia dei fondi diventa più spessa, i personaggi perdendo la loro singolarità diventano più emblematici, si dissimulano fra i muri o se ne distaccano appena, giocando a nascondino. Nel '48, Dubuffet si appassiona all'elaborazione di piccoli libri concepiti in modo artigianale, si lancia nella realizzazione integrale di un libro fatto a mano: Ler dla campane, (incisioni su materiali poveri come legno di cassa, scatole di sigari, di camembert, linoleum) questo piccolo opuscolo stampato nel '48 a circa 165 esemplari, illustra perfettamente la diffidenza di Dubuffet nei confronti dei libri di bibliofilia: "Mi piacciono le carte brutte e miserabili ". Al contrario dei bei caratteri Garamond dei libri da collezione, il testo è scritto a mano, a stento, nella sua scrittura particolare le jargon, ereditata da Jarry e dal Collège de Pataphysique, di cui è un membro eminente. Scrittura metà fonetica, metà gergo. "Lingua viva", che tende da una parte a nascondere e a dissolvere il senso del discorso e dall'altra ad aprire la mente a nuove corrispondenze espressive tramite giochi di parole, omonimie ed altre perversioni fonetiche. È il primo libro scritto in questa forma. È anche il primo libro in cui Dubuffet, finito il periodo delle amicizie letterarie, s'impadronisce del testo, diventandone autore e illustratore.
Hervé Bordas
jean dubuffet
Déjeuner de poisson, 1944
Lithographie (20,5 x 17 cm) pour le livre de Francis Ponge : Matière et Mémoire,
signée et datée dans la pierre (18.IX.44)
Epreuve d'essai sur Montval 33 x 25 cm (en dehors du tirage du livre à 60 exemplaires)
Imprimeur : Fernand Mourlot, Paris
(Webel 16)
jean dubuffet
Le salut de la fenêtre, 1944
Paul Eluard : Quelques mots rassemblés pour Monsieur Dubuffet
Lithographie signée dans la pierre (21 x 11,5 cm)
100 exemplaires hors commerce sur Arches 22,5 x 28 cm
Imprimeur : Fernand Mourlot, Paris
(Webel 50)
3.000 Euro
jean dubuffet
Mirobolus, Macadam & Cie, Hautes pâtes par J.Dubuffet
Affiche originale lithographiée pour l'exposition, galerie Drouin, Paris, mai-juin 1946
300 exemplaires sur papier multicolore 61 x 41,5 cm
Imprimeur : Fernand Mourlot, Paris
(Webel 97)
jean dubuffet
Lieux désolés (Anvouaiaje, Planche V), 1949
Lithographie (20 x 20 cm)
30 exemplaires numérotés et signés, sur Rives 30 x 26 cm
Imprimeur : Desjobert, Paris
(Webel 283)
jean dubuffet
Le diable par la queue, 1949
Affiche originale pour l'exposition à Bruxelles
Tirage limité, sur papier de fortune 31,5 x 21,5 cm
(Webel 291)
1.100 Euro